Il fortilizio medioevale
Il fortilizio è attestato per la prima volta nelle fonti storiche archivistiche, all’anno 1228, in una rubrica degli Statuti del Comune di Modena del 1225, in cui, fra gli altri, si nomina il “ Castro Spezani”.
Il castello, probabilmente già presente dal sec. XI, era inserito nel vasto sistema fortificato, costituito dai fortilizi di Rocca S. Maria, Fogliano, Nirano, Torre delle Oche, Fiorano.
In questi secoli del periodo basso medievale, sotto la signoria del “ Da Spezzano” prima e dei ” Da Castello “ poi, il castello era costituito da forme funzionali assai semplici: un’ampia cinta di mura, lungo la quale si ergevano le torri, il mastio, qualche casa rurale di abitazione, il pozzo che assicurava il rifornimento idrico in caso d’assedio e soprattutto granai, fienili, e magazzini dove si conservavano i raccolti provenienti dai fondi circostanti. L’entrata era dotata, per maggior sicurezza, di un’altra torre ed avveniva, dopo l’introduzione nel ‘300 del fossato, per mezzo del ponte levatoio.
Nell’ambito del castello, nella zona a settentrione presso la porta d’accesso, si trovava la cappella di S. Agata. A questa venne in seguito sostituita, nella seconda metà del ‘600, dal marchese Coccapani, la cappella privata in onore della SS. Maria Vergine il cui altare, con paliotto firmato dall’artista carpigiano Marco Mazzelli del 1699, è tuttora conservato nel castello.
La struttura fortificata svolse fino al XV secolo la funzione di luogo di difesa e rifugio per la popolazione, dotandosi di elementi costruttivi atti anche per l’avvistamento e per le comunicazioni a vista e riuscendo, soprattutto durante le guerre del ‘300 a resistere ad attacchi ed assedi, quale quello del 1355, durante il quale le truppe estensi non riuscirono ad espugnarlo. Il Palazzo Pio di Savoia
Nel 1395 il marchese Alberto d’Este concesse in feudo il castello a Marco Pio, signore di Carpi. Nei primi anni del ‘500 Alessandro Pio di Savoia, avendo ereditato dal padre numerosi possedimenti tra i quali il feudo di Sassuolo, riorganizzò il proprio Stato, stabilendo nel castello di Spezzano una delle cinque sedi podestarili.
Proprio con la signoria dei Pio di Savoia., il castello iniziò a configurarsi più come residenza del signore e quale centro politico amministrativo e giuridico, che come luogo di difesa, perdendo le caratteristiche proprie del fortilizio medioevale. Nei primi decenni del ‘500 infatti, proprio “sulle mura” che circondavano il castello, si iniziò a costruire il palazzo dei Pio.
Già nel 1527 Gilberto II Pio concedeva al prozio Enea Pio allora governatore di Modena, il dominio del castello di Spezzano, a condizione che, alla sua morte, il medesimo possesso ritornasse a Gilberto ed eredi.
La fase costruttiva del palazzo di Spezzano, iniziata quindi per volere di Enea Pio nel 1529, riguardò essenzialmente l’ala ovest della presente cortina muraria, a partire dalla torre posta nell’angolo sud-ovest, forse la zona più compromessa dal terremoto del 1501, e parte dell’ala settentrionale.
Durante i recenti lavori di restauro, è tornata alla luce, proprio nella camera del piano terra nell’ala ovest, un soffitto ligneo decorato con formelle policrome, recanti alcuni stemmi araldici ( tra i quali lo stemma dei Pio e dei Bentivoglio), la sigla di Enea Pio e la data 1531, che può considerarsi il termine della prima fase di costruzione del palazzo.
La seconda fase, destinata a completare interamente i fronti occidentale e settentrionale (l’ala oriente verrà terminata solo alla fine del ‘700) e maggiormente indirizzata verso interventi a carattere decorativo, riprese dal 1587, quando Marco Pio II, ottenne lo stato di Sassuolo.
La Sala delle Vedute
Nella sala più ampia del palazzo venne realizzato, a partire dalla metà del 500, un importante ciclo pittorico finalizzato a celebrare la potenza dei Pio di Savoia .
In cinquantasette vedute, vennero raffigurati tutti i castelli, paesi e borgate, dalla pianura alla montagna, appartenenti allo Stato dei Pio. Questo era suddiviso in cinque podesterie ( Sassuolo, Spezzano, Formigine, Brandola, e Soliera ), a cui si aggiungono i possedimenti di Casalia, nel Ferrarese, e dello Stato di Sabina (Ginestra e Torricella), nel Reatino, quest’ultimo portano in dote da Clelia Farnese, figlia naturale del cardinale Alessandro, all’indomani del suo matrimonio con Marco Pio (1587).
La conclusione dell’intero ciclo pittorico, avvenuta senza dubbio prima del 1599, anno dell’uccisione di Marco Pio, è da ritenersi probabilmente opera di pittori di area farnesiana. Restaurato per la prima volta nel 1735 per volere dell’allora feudatario Luigi Coccapani, il ciclo di affreschi cinquecenteschi delle vedute si concludeva nella volta della sala con la raffigurazione di una donna incoronata, che tiene in mano lo scudo inquartato dei Pio di Savoia. In seguito, i consistenti (ma anche deleteri) restauri, effettuati intorno alla metà dell’Ottocento, portarono alla soppressione delle pitture della volta, alla cancellazione anche dello scudo dei Pio che tuttora si intravede sotto la raffigurazione di Spezzano, risalente appunto a quell’epoca, ed al discrostamento dell’intonaco dalle pareti non interessate dalle pitture.
Gli odierni restauri, terminati nel 1990, hanno cercato di ripristinare i valori estetico-formali del ciclo pittorico, rimuovendo intromissioni e sovramissioni operate senza alcuna cura per la salvezza dell’opera originale.
I dipinti sono ripartiti in quattro ordini sovrapposti lungo le pareti della sala ( otto vedute nell’ordine inferiore, tredici nel successivo, diciotto nel terzo e diciotto nel quarto) e rivestono, oltre ad un’importanza storico - artistica nell’ambito della pittura cinquecentesca e del genere vedutismo, una rilevanza dal punto di vista iconografico - documentario.
A metà tra pittura e cartografia, le raffigurazioni assurgono a preziose testimonianze storiche, offrendo la possibilità di cogliere le peculiarità delle strutture urbane ed extraurbane e gli elementi strutturali ed infrastrutturali caratterizzanti le singole località nel secolo XVI.
La Galleria delle Battaglie
Nella Galleria delle Battaglie, al piano nobile del Castello, sono dipinte epiche imprese che ebbero come protagonista ( dal 1509 al 1512 ) il duca estense di Ferrara, Modena e Reggio, Alfonso I.
Gli affreschi costituiscono un ciclo completamente inedito.
Infatti, soprattutto l’incuria a cui andò soggetto l’edificio negli anni (1609 – 1629) precedenti all’investitura del feudo alla famiglia Coccapani, provocò un lento degrado non solo della costruzione ma anche dei dipinti.
Mentre intorno al 1735 il marchese Luigi Coccapani provvedeva al sostanziale restauro degli affreschi nella sala delle Vedute, il ciclo pittorico della galleria, invece, veniva (o forse lo era già nel periodo precedente) completamente cancellato.
La loro attuale riscoperta, messa in luce dall’intervento di disvelamento e restauro terminato nel 1992, costituisce un momento importante ai fini dello studio di quel periodo storico. Gli anni dal 1527 al 1531 furono decisivamente importanti per la casa d’Este; Alfonso I poteva finalmente riaffermare il proprio riconquistato predominio dopo ben 17 anni, sulla città di Modena, che, insieme a Reggio, era stata occupata nel 1510 dalle truppe papali. E’ senza dubbio da attribuirsi alla volontà di Enea Pio, negli anni dal 1510 al 1532, la realizzazione del ciclo pittorico della Galleria, dove fece rappresentare le imprese più importanti di Alfonso I, alle quali aveva partecipato la famiglia Pio: dalla battaglia di Polesella (1509), alla presa della fortezza di Bastia, dominata dallo scontro tra lo spagnolo Pietro Navarro ed Alfonso I, ed infine alla famosa battaglia di Ravenna (1512). I monumenti più salienti trovano una viva narrazione nei dipinti, dove emerge chiaramente l’elemento denominante, il punto di forza della politica Estense di quegli anni, rappresentato dalla produzione e dall’uso moderno delle artiglierie.
La Torre Pentagonale
La torre pentagonale posta nell’angolo sud/est entro la cinta muraria del castello conserva nei piani bassi le suggestive prigioni con incisioni e graffiti dei carcerati, nel secondo e terzo piano ospita l’Acetaia Comunale costituita da tre batterie di Aceto Balsamico Tradizionale e completa di pannelli didattici e arredo originale.
La signoria Coccapani
Morto Marco Pio di Savoia nel 1599 e dopo un breve periodo di governo diretto dagli Estensi, nel 1629 il feudo e castello di Spezzano passò al marchese Guido Coccapani, la cui famiglia ne mantenne il dominio(accresciutosi nel 1651 con l’acquisizione di Fiorano) fino al 1796.
Durante questo periodo il castello svolse, oltre alla funzione fondamentale di centro e residenza signorile, anche il ruolo di luogo per le riunioni della Comunità. Nella Camera detta “della Ragione”, il Consiglio si riuniva alla presenza del podestà per eleggere i reggenti ed ufficiali del Comune e per trattare gli affari della comunità spezzanese. All’interno del castello vi era un tribunale o Pretorio, ove sedeva il podestà per amministrare la giustizia e, a fianco, le stanze adibite a residenza del giusdicente. Vi erano, inoltre, le prigioni, in numero di quattro, dislocate nel fondo delle due torri, nel lato meridionale ed all’interno dell’abitazione del podestà.
Nel castello, però, non venivano svolte solo mansioni in campo amministrativo, politico e giudiziario; infatti il complesso castellano rappresentava anche il centro economico-agricolo e commerciale del paese. Nella corte stessa, a volte definita anche con il termine di “piazza”, si svolgeva, soprattutto nel ‘700, il cosiddetto pavaglione, cioè il mercato di “follicelli” o bachi da seta.
L
’ala orientale, prima degli interventi edilizi della fine del Settecento, oltre le scuderie, si trovavano i magazzini e depositi per i cereali ed, all’angolo sud-est, nella torre pentagonale, si trovava, documentata già dal ‘600 , la “colombara”.
L’età contemporanea
A questo vario articolarsi delle attività nell’ambito della corte castellana, se ne rinnovarono altre nel momento in cui, nel 1797, il castello divenne “ Rocca o Palazzo Nazionale”.,
Negli anni che seguirono invece, il venire a meno di queste funzioni, in conseguenza soprattutto dell’abolizione del tribunale e della definita soppressione nel 1809 del Comune di Spezzano, ed il variare dello stato giuridico del castello sancirono definitivamente la trasformazione dell’edificio in sontuosa villa padronale di campagna.
Infatti, nel 1810 il castello di Spezzano ritornò come residenza privata alla famiglia Coccapani Imperiali, la quale soprattutto negli anni compresi tra il 1862 e 1890, eseguì diversi lavori di ampliamento e di restauro all’edificio; il castello venne dotato, tra l’altro, di un nuovo prospetto sul lato meridionale, realizzando il muro di recinzione a carattere castellano con merlatura guelfa ed un consistente nucleo abitativo di servizio.
Alla famiglia Coccapani Imperiali, il castello di Spezzano rimase fino alla fine dell’Ottocento per passare poi, in linea ereditaria, ai conti Pignatti Morano.
Quindi l’Amministrazione Comunale di Fiorano ha acquistato l’immobile nel 1982, avviando contemporaneamente sia il recupero funzionale che l’indagine storico - conoscitiva del castello.
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